Milano – 11/04/2018 : 28/04/2018

 

L’archivio Alberto Zilocchi di Milano costituitosi nel 2016 al fine di promuovere e valorizzare il lavoro dell’artista, inaugura un’esposizione incentrata sui ‘Rilievi’, opere monocrome di forte sintesi iconica realizzate negli anni ’70 da Zilocchi, in stretto rapporto con il clima creatosi intorno ad Azimuth e al Gruppo Zero.

Nella settimana dell’evento fieristico internazionale Miart, l’Archivio Alberto Zilocchi apre la sua sede di Milano per mostrare al pubblico di appassionati e collezionisti una importante selezione dei Rilievi, opere degli anni ‘70 caratterizzate da estroflessioni che disegnano linee di sola luce sulla superficie immacolata delle tavole. Zilocchi, che realizzava i suoi rilievi generalmente su superfici quadrate, utilizzava un inconfondibile bianco acrilico, gessoso e opaco (‘non riflettente’, come lui stesso diceva). Una scelta estrema e rigorosa che ne è diventato il marchio di fabbrica                                          I Rilievi nascono nel contesto della fine degli anni ’60 quando Zilocchi (Bergamo, 1931 – Bergamo, 1991) si avvicina al Gruppo Zero di Düsseldorf che, nell’ambito delle tendenze ottico-cinetiche, proclamava artisti come Otto Piene e Heinz Mack che proclamavano un annullamento totale delle precedenti esperienze pittorico-scultoree e l’apertura di un nuovo spazio di libertà creativa (una “Zero Zone”). Accantonati i vecchi metodi espressivi e gli strumenti più consueti, le opere d’arte si aprono a nuovi materiali (inserti di plastica, metallo, superfici riflettenti) e nuovi procedimenti artistici (giochi di luci e ombre, effetti dinamici, dispositivi motori).
In quegli anni Zilocchi partecipò, tra le altre, alla prima mostra collettiva della Galleria Azimut di Milano, fondata da Piero Manzoni e Enrico Castellani con Dadamaino, Gianni Colombo, e altri e nel 1960 espose a Bergamo con Lucio Fontana.
L’evoluzione di Zilocchi lo portò poi nella metà degli anni ’70 a fondare e promuovere attivamente con Marcello Morandini, Francois Morellet, Pierre de Poorter e altri l’Arbeitskreis fur Konstructive Gestaltung (Centro internazionale di studi d’Arte Costruttiva) , fondato ufficialmente col Simposio di Anversa-Bonn del 1976 e che operò come Gruppo sino alla metà degli anni ’80 in tutta Europa con mostre personali, collettive e simposi.
La mostra è curata da Maurizio de Palma, responsabile dell’Archivio Alberto Zilocchi.
“Da sempre ho usato come mezzo espressivo quello che tradizionalmente viene chiamato basso-rilievo: da una superficie, generalmente quadrata, faccio nascere dei rilievi che creano dei pieni e dei vuoti ordinati secondo un sistema numerico.
Pieni e vuoti sono usati non in funzione decorativa ma costruttiva, per creare cioè una contrapposizione di forme che nascono da una superficie a dettare uno spazio.
Lo spessore del rilievo è “sfumato” da un massimo di alcuni millimetri a zero; si generano così due tipi di spazio: uno che algebricamente posso chiamare positivo, bloccato e concluso, l’altro a livello zero, aperto, non definito.
I rilievi sono inclinati di trenta gradi o di sessanta rispetto ai lati della superficie su cui agisco per accentuare la dinamicità dello spazio che suggerisco, il taglio, il normale mezzo con cui intervengo sulla superficie non è ferita, lacerazione, operazione fisica, ma calcolo, misura, autocontrollo: è il rifiuto di ogni esperienza istintuale.
La superficie animata dal rilievo viene coperta da uno strato di bianco non riflettente. La scelta dell’acromia corrisponde prima di tutto ad un bisogno di rendere più dinamico lo spazio definito dalle mie strutture attraverso l’azione mutevole della luce, ma anche di negare attraverso il rifiuto del colore e la neutralizzazione della materia ogni funzione edonistica all’operazione visuale.”